Linfedema e riabilitazione

linfedema

I moderni trattamenti chirurgici e radioterapici, sempre più conservativi ed attenti all’aspetto estetico, non sono tuttavia scevri da complicanze. Queste possono manifestarsi nei primi giorni dopo l’intervento o anche a distanza di mesi.

Tra le complicanze precoci vanno ricordati il dolore alla spalla e alla zona scapolare, particolarmente evidenti nelle pazienti che hanno subito lo svuotamento dei linfonodi ascellari. Inoltre nel cavo ascellare si possono formare dei fastidiosi “cordoncini” (fibrosclerosi). Sia il dolore che la fibrosclerosi possono causare limitazioni nei movimenti del braccio. Le pazienti, dopo l’intervento, possono avvertire alterazione della sensibilità nell’ascella e al braccio (formicolii, scosse o la sensazione di peso), che comunque tendono a diminuire nel corso dei mesi.

Ulteriori esiti del trattamento chirurgico sono la formazione di un sieroma (raccolta di siero nell’ascella), formazioni di cicatrici retraenti o ipertrofiche, alterazioni posturali.

Tuttavia l’esito più temuto del trattamento chirurgico è il linfedema comunemente detto braccio grosso, che può svilupparsi anche a distanza di anni dall’intervento. Questo si forma perché, con la rimozione dei linfonodi dell’ascella, la circolazione linfatica del braccio viene rallentata.
Particolari fattori di rischio per lo sviluppo del linfedema sono, oltre ad una predisposizione individuale, le limitazioni funzionali del braccio, l’obesità, l’esposizione protratta al caldo o i microtraumi (punture, ferite).  Nella maggior parte dei casi il linfedema si instaura progressivamente e non provoca dolore, ma tende a cronicizzare. Per prevenire la formazione di tale complicanza è opportuno osservare alcune precauzioni, come ad esempio evitare gli ambienti caldi, non indossare indumenti troppo stretti, fare attenzione alle piccole ferite (giardinaggio, punture di insetti ecc.); in particolare tutti i prelievi di sangue o il posizionamento di cannule per infusione di farmaci (flebo) dovranno essere eseguite sul braccio non operato. Una volta instaurato il linfedema è difficile da curare, ma possono risultare utili particolari tecniche, eseguite da operatori esperti,  di linfodrenaggio, il bendaggio elastico o la pressoterapia.

Per diminuire il rischio di insorgenza delle suddette complicanze, ed evitare che queste si trasformino in danni cronici, già nei primi giorni successivi all’intervento è bene effettuare dei semplici esercizi consigliati dal medico. È inoltre consigliabile che il braccio venga usato normalmente nelle attività quotidiane (pettinarsi, vestirsi…), anche se questi movimenti possono risultare all’inizio difficoltosi. Se la paziente non si sente sicura nella ripresa funzionale o se dopo due-tre settimane dall’intervento i movimenti non sono tornati ancora alla normalità sarà bene rivolgersi ad un fisioterapista.

Ecco un utile opuscolo pubblicato dalla LILT, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, con preziosi consigli sulla riabilitazione dopo il carcinoma mammario.